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Pubblicazioni » Ranieri Granchi, De preliis Tuscie

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Ranieri Granchi, De preliis Tusciea cura di Michela Diana, Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2008

L’edizione critica integrale del poema epico-storico De preliis Tuscie del frate domenicano Ranieri Granchi (fine XIII - metà XIV secolo), qui offerta in una veste filologica e storico-critica più rigorosa, riconsegna una delle più importanti e ad oggi meno utilizzate fonti letterarie pisane del XIV secolo, riproposta all’attenzione degli studiosi nel 1975 da Marco Tangheroni.

Se dell'autore non si sapeva molto, ancor meno note erano le vicende relative alla ricezione e diffusione della sua opera, la cui rilevanza deriva dal forte coinvolgimento nella vita politica e culturale pisana del Trecento della famiglia Granchi e dello stesso Ranieri, afferente al convento di S. Caterina di Pisa, Studium prestigioso strettamente connesso con la storia cittadina. Il De preliis Tuscie, scritto a più riprese tra il secondo e il quarto decennio del XIV secolo, è infatti fonte di notizie attendibili, e talora inedite, sulla storia toscana della prima metà del Trecento.

Dopo il riconoscimento dello status di testo storiografico dato da Muratori con l'editio princeps del 1727 e la parziale edizione agli inizi del Novecento di Meliconi nei Rerum Italicarum Scriptores, l’opera risultava ancora poco utilizzabile sotto il profilo letterario e soprattutto storico. La difficoltà di lettura e decifrazione imputabile al suo doppio status di epos e historia rendeva necessaria non solo una moderna edizione critica, ma anche un'indagine sui modelli stilistici e sulle fonti di Granchi, nonché sull’attendibilità storica del testo.

Erede della tradizione medievale del carme epico-storico, celebrativo delle vittorie e dei fasti cittadini, l’opera si colloca all'inizio del filone umanistico del poema eroico di argomento storico contemporaneo, inaugurato da Albertino Mussato e Ferreto Ferreti, con il recupero dei modelli classici epici, storiografici e tragici (Virgilio, Lucano, Seneca), riagganciandosi anche agli antecedenti della tradizione pisana, quali il Carmen in victoriam Pisanorum e il Liber Maiorichinus. Il poema, che come questa edizione chiarisce non fu dedicato a Betto Griffi, ma a Dino Della Rocca, membro del gruppo dirigente pisano fino al 1347, abbraccia la storia toscana di un trentennio, dalla battaglia di Montecatini (1315) alla conquista di Lucca (1342), e delinea con vigore la figura di Castruccio Castracani, protagonista dell’opera.

Nell’Introduzione, che analizza la fisionomia storico-letteraria dell'opera e aggiorna il profilo biografico e culturale dell'autore, sono stati fugati gli errori e le incertezze sul destinatario e sulla datazione del poema, con l'appoggio all’indagine archivistica e allo scandaglio autoptico della tradizione manoscritta, che risale al ms. 307 della Bibl. Classense di Ravenna, esemplato sul finire del quarto decennio del Trecento, come è dimostrato nella Nota al testo. Completano questa edizione apparati critici e delle fonti, note storico-illustrative e indici analitici e ragionati, essenziali per l'esegesi di un'opera complessa, che solo così risulta fruibile sia sul versante letterario che storico.