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Agostino Dati, Plumbinensis Historiaa cura di Marina Riccucci, Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2010

La Plumbinensis Historia di Agostino Dati è in assoluto la prima storia di Piombino, la piccola città-stato toscana che appartenne agli Appiani dal 1399 al 1634 e che, per la posizione strategica, avanzatissima sul mare, si trovò spesso a essere al centro delle vicende diplomatico-militari italiane tra Quattro e Cinquecento.

Nelle pagine della Plumbinensis Historia Dati racconta, in un latino elegante, sobrio e calibrato, nel quale la sintassi ciceroniana viene resa essenziale dall’influsso sallustiano, gli eventi che segnarono la città dal 1399, anno in cui essa divenne stato autonomo sotto Gherardo Appiani, al 1478, quando il quinto signore della gens Apianensis, Iacopo IV, sposò Vittoria Tedeschini Piccolomini, nipote dell’allora cardinale Francesco, futuro papa Pio III. È a quest’ultimo che si deve l’opera di cui stiamo parlando: fu infatti Tedeschini Piccolomini a commissionare ad Agostino Dati la storia di Piombino. Il libellus (è così che il suo autore lo definisce) fu poi offerto dal prelato alla nipote e al suo sposo come dono di nozze.

La Plumbinensis Historia, che fu composta nell’arco di un anno e mezzo circa, dall’estate del 1476 all’autunno 1477, fu stampata postuma: una prima volta nel 1503, all’interno della princeps senese nella quale confluì la maggior parte degli scritti di Agostino Dati, organizzati e revisionati dal figlio di lui, Niccolò; una seconda volta nel 1516, nella ristampa della princeps, e una terza volta nel 1939, per le cure dello storico Romualdo Cardarelli.

Quella che si presenta in questo volume dell’Edizione Nazionale dei Testi della Storiografia Umanistica è la prima edizione critica della Plumbinensis Historia corredata da apparati delle fonti e da note di commento che spiegano i sottesi storici e gli impliciti riferimenti. Le pagine che premettono il testo formano una corposa Introduzione nella quale viene ricostruita la storia redazionale dell’opera, affascinante di per sé, per i reconditi motivi che ne scandiscono le fasi, e nella quale viene anche dato adeguato risalto ai criteri storiografici che ispirarono Dati. Ciò a cui la Plumbinensis Historia mette di fronte è un quadro suggestivo, che racchiude contenuti interessantissimi che la rendono il prodotto di raffinate scelte stilistiche e di un’esperta arte allusiva, ma anche, e soprattutto, l’espressione di una mirata politicità, in sintonia con quanto il ruolo stesso di Agostino Dati, umanista engagèe, non poteva non contemplare. Dati trascorse tutta la sua vita a Siena (1420-1478), dove, per oltre venticinque anni monopolizzò il campo delle humanae litterae dedicandosi all’oratoria, alla storiografia, alla trattatistica e all’esegesi biblica; dove dal 1446, sostenuto da un’inesauribile vocazione magistrale, diresse il gymnasium dal quale uscirono generazioni di discepoli; e dove, infine, a partire dal 1452, rivestì le più alte cariche governativ, dal cancellierato al priorato, senza mai esimersi dalla difesa delle libertà republicane. È l’amore per Siena che si respira, più di qualsiasi altra cosa, nelle pagine della Plumbinensis Historia.

Nella municipalità del ristretto confine territoriale che costituisce argomento del libellus datiano è possibile riconoscere i tratti peculiari della storia del nostro Quattrocento come anche quelli della storiografia umanistica nutrita di classicità. Il fatto poi, è quasi banale sottolinearlo, che l’opera sia la prima storia di Piombino, è rilevante in sé: trattasi di documento principe per conoscere uno spaccato di Quattrocento che altrimenti non avremmo potuto recuperare, di trattazione omogenea e funzionale che nessun atto d’archivio può sostituire.